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LA NOSTRA STORIA

È la storia, tanto incredibile quanto unica, di una marca che non è minimamente come le altre… Siamo nel 1882 a Romilly-sur-Seine, nell’Aube…

Nel suo laboratorio di tessuti, l’appassionato di sport Émile Camuset decide di confezionare delle maglie in jersey per i suoi amici ciclisti, calciatori e giocatori di rugby. Senza saperlo pone le basi di una marca che diventerà mitica nel corso delle epopee sportive da lei accompagnate. 130 anni dopo, Le Coq Sportif è conosciuta e riconosciuta per il suo savoir-faire nell’abbigliamento, nelle calzature e negli accessori per lo sport. I nostri 130 anni di esperienza nel mondo dello sport ci conferiscono una competenza inimitabile, una vera e propria legittimazione. Il mondo dello sport ha sempre ispirato la creazione dei nostri prodotti. Ci siamo sempre impegnati a creare prodotti per gli sportivi di alto livello. E ancora oggi è questo lo spirito al centro della nostra filosofia di produzione. I nostri prodotti sono come la nostra marca, semplici e sempre alla moda, e sono diventati il simbolo della nostra tradizione. Diamo ai nostri consumatori ciò di cui hanno bisogno e niente di più.

LA STORIA DEL LOGO

LOGO 2016

LOGO 2016

Le Coq Sportif ritrova il sol levante che lo accompagnava sulle sue prime rappresentazioni. Il blu-bianco-rosso è un rimando al suo soprannome storico di “marca degli atleti tricolori”. Le Coq Sportif ottiene anche un motto: “Un nouveau jour se lève”. I nuovi codici della marca esprimono così uno spirito decisamente positivo: ogni giorno è possibile ottenere una vittoria!

 

L’Olympiacos ha ufficialmente chiuso la regular season di Eurolega al primo posto. In panchina siede Georgios Bartzokas, un allenatore eccezionale, che ha una storia incredibile che in pochi conoscono: è figlio dell’uomo la cui fuga dal carcere ispirò il famoso film con Steve McQueen, “The Great Escape” (La Grande Fuga). Per Georgios, allenare la squadra del Pireo è sempre stata una ragione di vita: il porto di Atene era l’unica cosa che suo padre riusciva a scorgere tra le grate della sua cella.
Quando Bartzokas nasce, l’11 giugno 1965, suo padre non è nella sala parto a tenere la mano alla moglie che sta dando alla luce il suo primogenito. Non per sua volontà, o meglio, per non tradire mai le sua volontà: è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Corfù. Il suo crimine è quello di essere sè stesso.
La Grecia degli anni 60 è un campo di guerra (fredda), gli Stati Uniti foraggiano l’impetuoso boom economico ellenico con il Piano Marshall ma l’Unione Sovietica, a sua volta, soffia forte sull’insurrezionalismo dei partiti di estrema sinistra. Un bel casino insomma, ma che c’entra tutto questo con la famiglia Bartzokas? Il KKE, il partito comunista greco, ha tra i suoi leader più “oltranzisti” un certo Andreas Bartzokas.
Se Georgios ha ereditato da papà due tratti caratteriali, sono il senso di appartenenza ed il coraggio nel portare avanti le proprie idee. Idee per le quali papà Andrea ha messo in gioco la propria vita e pure la possibilità di conoscere suo figlio, con il quale si è potuto ricongiungere solo nel 1975 (quando Georgios aveva 10 anni…), alla caduta della dittatura di estrema destra “dei Colonnelli”.
Coraggio, dicevamo. Coraggio, sportivamente parlando, è quello di dire basta quando, ancora 27enne, Bartzokas junior, ala non più promettente del Maroussi, decide di svestire i panni del giocatore e di indossare quelli dell’allenatore. E decide di farlo partendo proprio dalla squadra del sobborgo di Atene nel quale è nato e dove ha scoperto la palla a spicchi: Maroussi, appunto.
Dal paesotto a nord di Atene non si vede il mare. Siamo una decina di chilometri oltre il colle del Partenone, nella sconfinata periferia ateniese. Ma Georgios ha lo sguardo volto verso sud, verso il mare d’Attica, verso le navi che spruzzano schiuma bianca sulle banchine del Pireo. Quelle che suo padre sognava di poter raggiungere un giorno, guardando per anni al di là delle grate della sua cella del carcere di Vourla: sognando la libertà, per lui e per il suo Paese.
Nel 1955 la guerra è finita da poco, e per i fragili governi filoamericani, gli estremisti di sinistra stanno meglio nelle patrie galere. Il KKE, da parte sua, non appoggia propositi di fuga dei propri adepti, ma il soffio di libertà che viene dal mare è troppo forte, Andreas inala a pieni polmoni e partorisce la pazza idea: evadere. Evadere dal carcere di Vourla, ribattezzato in quegli anni l’Alcatraz d’Europa.
Mesi e mesi a scavare un lungo tunnel sotterraneo e il 17 giugno il piano si compie: in 27 scappano da Vourla, anche se solo in 11 riescono a completare l’impresa, mentre gli altri vengono riacciuffati dalla polizia, mobilitata con ben 23 mila uomini.
Quanto valgono le proprie idee, la propria identità, la propria libertà? Lo spiega Andreas in pochissime parole: “La prima cosa che abbiamo fatto una volta fuori da Vourla è stata andare in un bar del Pireo e farci una birra ghiacciata tutti insieme”.
Una storia incredibile, che ha fatto la storia di un Paese, e che è stata in parte di ispirazione per gli sceneggiatori del famoso film “The Great Escape” con Steve McQueen.
Quando Georgios arriva al porto di Atene per la prima volta nel 2012, non lo fa certo in manette, ma anzi con tutti gli onori del caso: da allenatore della squadra di basket che adora e che è fresca campionessa d’Europa. È il compimento di un sogno, la chiusura di un cerchio aperto da papà 57 anni prima.
Georgios Bartzokas ha allenato l’Olympiacos dal 2012 al 2014, vincendo un’Eurolega, per poi tornarci nel 2020, centrando la semifinale l’anno scorso e il primo posto in regular season quest’anno, giocando una pallacanestro meravigliosa.
Durante la sua carriera ha parlato spesso di suo padre, di quanto ne sia orgoglioso e di quanto, al tempo stesso, abbia sofferto non potendolo vedere per buona parte della sua vita. Per lui sedere su quella panchina è un concetto che travalica i confini dello sport. E’ una ragione di famiglia, di vita, di libertà.
La libertà di essere ciò per cui si è al mondo è un atto semplice come bere una birra ghiacciata in un bar del Pireo. O sulla panchina della tua squadra del cuore.
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Il 2022 è stato un anno di scompiglio per tutti e in tutti i settori. Il conflitto in Ucraina si è aggiunto ad un contesto già difficile dal punto di vista economico e sociale, dando vita ad urgenze umanitarie ed industriali. Uno scenario macroeconomico in sofferenza che si riflette anche su un settore, quello della cosmetica, che pur essendo stato duramente colpito dalla crisi energetica e delle materie prime è comunque riuscito non solo a rimanere in piedi, ma persino a registrare un andamento stabile. E questo, bisogna riconoscerlo, grazie anche agli aiuti governativi che ci hanno dato sollievo nonostante i margini non resteranno per lo più gli stessi degli anni precedenti in quanto le nostre aziende hanno assorbito una buona parte del processo inflattivo.

Il 2022 è stato, al di là dei margini, un anno insolito: sono cresciuti l’export, e allo stesso tempo il mercato interno. La cosmetica ha rialzato la testa rispetto ai primi tempi della pandemia dove lockdown e mascherine hanno lasciato il segno: è la conferma della nostra solidità e resilienza.

Inflazione nemica numero uno

L’Istat ed i principali osservatori economici ci riportano dati che vedono una stima di crescita del PIL del nostro Paese attorno al 4% per il 2022 e solo del +0,4% per il prossimo anno. Ma se la previsione per il settore della manifattura è quella di chiudere l’anno con una crescita, la nota dolente resta l’inflazione all’12,5% (IPCA), e non possiamo non tenerne conto.

Le aziende sanno che questo fattore gioca un ruolo chiave nel nostro settore, insieme alla conseguente diminuzione del potere d’acquisto, che ha infatti spinto i cittadini a rivedere la loro lista della spesa in base alle esigenze più stringenti. In questo senso abbiamo visto crescere il settore più strettamente legato all’igiene della casa e della persona, dovuto anche al ruolo fondamentale nella vita quotidiana ed ai periodi di emergenza sanitaria che abbiamo vissuto che ne hanno messo in luce l’importanza.

PERCHÈ UTILIZZARE NOENE®

PRIMA

PROTEGGE

I prodotti NOENE® (solette, tallonette, grip) assorbono e disperdono fino al 96% dell’energia negativa prodotta da shock e vibrazioni, evitando l’effetto negativo sull’apparato muscolo scheletrico.

DURANTE

MIGLIORA LA PERFORMANCE

Durante un allenamento sportivo, attività quotidiana o un’intensa giornata lavorativa NOENE® riduce la sensazione di affaticamento, stanchezza e stress articolare mantenendo più efficiente la muscolatura e migliorando la resistenza agli sforzi.

DOPO

MIGLIORA IL RECUPERO

NOENE®, aiuta a ridurre i tempi di recupero e di ripristino dello stato di forma ideale per le successive attività

Abbiamo chi c’era, chi era troppo piccolo per ricordare e chi ha solo potuto godere di racconti e immagini (come chi vi scrive), tutti però conosciamo le memorabili gesta degli eroi azzurri che vinsero un mondiale inaspettato, per usare un eufemismo, sotto il sole estivo di Madrid.

A quarant’anni da quel magico momento, Le Coq Sportif ha voluto omaggiare l’Italia e la Nazionale che nel 1982 incantò il mondo intero compiendo l’impresa calcistica del secolo.

I primi pezzi della collezione vedono due maglie, una azzurra e una bianca, ispirate a quelle indossate nel 1982 e disegnate da Patrizia Novello. La pittrice milanese ha inoltre preso spunto dalla sua idea per la prima opera d’arte dell’AS Velasca, il tabellone delle sostituzioni, per realizzare il numero 82-22, colorato con il tricolore sulla prima maglia mentre nella divisa bianca è azzurro-grigio, come la divisa dei portieri ai tempi.

L’ultimo capo dell’artista italiana vede un’elegantissima felpa con zip, azzurra con il tricolore sull’orlo dei polsini.

Un’altra giacca prende parte alla collezione, questa volta realizzata da Emmanuel Mousset, pittore contemporaneo francese.

La particolare giacca double face mostra un lato interamente bianco decorato da polsi e girocollo rigati di bianco-azzurro, mentre l’altra “faccia” vede impressi gli schizzi disegnati a china dell’artista, usati per raccontare le memorabili gesta dei giocatori azzurri, tra le quali si riconosce facilmente il famoso “urlo di Tardelli“.

 

Abbiamo chi c’era, chi era troppo piccolo per ricordare e chi ha solo potuto godere di racconti e immagini (come chi vi scrive), tutti però conosciamo le memorabili gesta degli eroi azzurri che vinsero un mondiale inaspettato, per usare un eufemismo, sotto il sole estivo di Madrid.

A quarant’anni da quel magico momento, Le Coq Sportif ha voluto omaggiare l’Italia e la Nazionale che nel 1982 incantò il mondo intero compiendo l’impresa calcistica del secolo.

Di questi tempi, raccontare storie 
tutte italiane di grande successo nell’ urbanwear è sempre più raro. In questo caso ci troviamo di fronte a un altro fenomeno ‘made in Emilia Romagna’ capace di contaminare il mercato con creatività e colore e, nel giro di un anno e mezzo, raggiungere quasi 200 negozi. Il ‘deus ex machina’ si chiama Nicola Masino, fondatore del brand Lab84, esploso nell’estate 2014 con una linea di costumi da bagno, vero best-seller, seguito a pochi mesi di distanza da Catfish, un brand di calze stampate 
che è diventato anch’esso un successo fulminante.


Abbiamo incontrato Nicola per farci raccontare la sua storie e gli sviluppi di questi giovani ma fortissimi brand.
Ciao Nicola, raccontami la nascita di Lab84. Come è nata l’idea di dar vita a questa linea?


Ciao marco. Lab84 è uscito sul mercato nel 2013. E’ una linea fresca, giovane e soprattutto molto economica se pensiamo che è tutto made in Italy. Abbiamo pensato di partire con il pantaloncino, nostro primo articolo, nel momento in cui ci siamo resi conto che tutto il beachwear mondiale ruotava attorno a marchi dai prezzi altissimi e prodotti ormai troppo omogenei. Inoltre a livello nazionale la strada era più semplice in quanto in Italia non esistono veri e propri marchi di beachwear. La nostra scelta 
è stata quella di mettere sul mercato 
un prodotto economico ma allo stesso tempo con una qualità molto alta. Da 
qui è nato il primo pacchetto, un solo modello in otto varianti colore.

Per quanto riguarda il segreto del nostro costume, un vero e proprio segreto
 non c’è. Diciamo che il tessuto è un polycotton siliconato che dà modo 
alla pelle di respirare, di non sudare e soprattutto è pratico per chi frequenta spesso il mare grazie al fatto che la sabbia non rimane incastrata tra le fibre del pantaloncino.
Come si svilupperà il progetto Lab84? So che non si tratta più solo di costumi da bagno ma di una vera linea streetwear. 

Lab84 come già detto è nata coi pantaloncini. La consacrazione è avvenuta con l’estate del 2014. Non vorremmo che il consumatore finale o gli shop nostri clienti intendano Lab84 come marchio puramente beachwear. Abbiamo ampliato la collezione costruendo un vero e proprio total look per fare in modo di essere competitivi e appetibili anche nella stagione invernale, riuscendo a vestire completamente il nostro cliente tipo,dalla testa ai piedi.

 

il punto di forza nonché core business 
della nostra azienda è indiscutibilmente il pantaloncino. inizialmente lo trovavo un limite, ma poi ci siamo resi conto che grazie allo short e a tutti i suoi sviluppi (nel 2015 vantavamo 180 varianti modello/colore) abbiamo ora la potenzialità economica di poter sviluppare la nostra linea. se fossi un commerciante sceglierei Lab84 perchè è un brand giovane e fresco, sempre al passo con le tendenze del momento, con prezzi molto vantaggiosi considerato che
è un made in Italy… altro buon motivo per sceglierlo!

LA NOSTRA STORIA

È la storia, tanto incredibile quanto unica, di una marca che non è minimamente come le altre… Siamo nel 1882 a Romilly-sur-Seine, nell’Aube…

Nel suo laboratorio di tessuti, l’appassionato di sport Émile Camuset decide di confezionare delle maglie in jersey per i suoi amici ciclisti, calciatori e giocatori di rugby. Senza saperlo pone le basi di una marca che diventerà mitica nel corso delle epopee sportive da lei accompagnate. 130 anni dopo, Le Coq Sportif è conosciuta e riconosciuta per il suo savoir-faire nell’abbigliamento, nelle calzature e negli accessori per lo sport. I 130 anni di esperienza nel mondo dello sport  conferiscono una competenza inimitabile, una vera e propria legittimazione. Il mondo dello sport ha sempre ispirato la creazione dei loro  prodotti. Si sono  sempre impegnati a creare prodotti per gli sportivi di alto livello. E ancora oggi è questo lo spirito al centro della  filosofia di produzione. I prodotti sono come la marca, semplici e sempre alla moda, e sono diventati il simbolo della loro tradizione. Danno ai nostri consumatori ciò di cui hanno bisogno e niente di più.

Design ergonomico

Sono progettate in modo ergonomico, ciò vuol dire che non causano o comunque prevengono ogni tipo di dolore muscolare o disagio quando sono indossate. Ecco perché sono molto utili anche alle persone che hanno problemi. Sono fra le migliori scarpe per comodità.

Indossare un paio di Saucony significa indossare un pezzo d’America. Nato nel 1898 in un piccolo laboratorio artigianale sulle sponde del fiume Saucony a Kutztown, Pennsylvania, il marchio si specializza sin dalle origini nella produzione di scarpe tecniche sportive e, nello specifico, di running shoes, guadagnandosi la stima di numerosi atleti e appassionati di corsa in tutto il mondo. Saucony è il nome del fiume che scorre a Kutztown dove tutto ebbe origine. “Dove due fiumi corrono insieme”: questo è il significato di Saucony per i nativi americani. L’iconico logo del marchio, l’onda, simboleggia proprio le acque di questo fiume. I tre punti che percorrono il river rappresentano i tre massi attorno cui le acque scorrono in quel luogo ma anche i valori chiave del marchio: autenticità, unicità, qualità.